Cos’è lo stress: la differenza tra eustress e distress

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Stress, nel linguaggio comune assume il senso di tensione, ansia, preoccupazione, senso di malessere diffuso associato a conseguenze negative per l’organismo e per lo stato emotivo e mentale dell’individuo.
Hans Selye, il padre dello stress, fu uno dei primi ricercatori a studiarlo, all’inizio degli anni quaranta.

Nel 1936 da la prima definizione scientifica dello stress: “lo stress è la risposta strategica dell’organismo nell’adattarsi a qualunque esigenza, sia fisiologica che psicologica, cui venga a esso sottoposto. In altre parole, è la risposta aspecifica dell’organismo a ogni richiesta effettuata su di esso”.

La risposta di stress, definita dal Dr. Selye “General Adaptation Syndrome” (G.A.S.) ovvero “sindrome generale di adattamento” è un insieme di reazioni che, scatenate dallo stimolo esterno o stressor cognitivo, hanno un’origine nelle facoltà intellettuali (si percepisce, più o meno consapevolmente, un pericolo, una situazione sconosciuta o semplicemente un fastidio), e da lì la reazione a catena passa a coinvolgere le funzioni dal sistema nervoso autonomo e poi il sistema endocrino coinvolgendo una serie di ormoni che, a loro volta, agiscono su tutta la periferia dell’organismo, per esempio, favorendo la coagulazione del sangue e contraendo i vasi periferici.

Gli elementi che consentono la risposta da stress sono il sistema nervoso, endocrino e immunitario; allo scopo di mettere l’individuo nella migliore “condizione di combattimento o fuga”.

Come si manifesta lo stress

Lo sindrome generale di adattamento , si compone di tre fasi.

Reazione di allarme

In una prima fase preliminare o di choc si mobilitano le energie difensive (innalzamento della frequenza, della pressione cardiaca, della tensione muscolare, diminuzione delle secrezione salivare, aumentata liberazione di cortisolo, ecc.), l’organismo rimane passivo, calando le funzioni vitali.

Fase di resistenza

Nella fase di resistenza invece, l’organismo tenta di adattarsi alla situazione e gli indici fisiologici tendono a normalizzarsi anche se lo sforzo per raggiungere l’equilibrio è intenso. Ha una durata maggiore della precedente ed è accompagnata da fenomeni endocrini.

Fase di esaurimento o collasso

Se la condizione stressante continua, oppure risulta troppo intensa, si entra in una fase di esaurimento in cui l’organismo non riesce più a difendersi e la naturale capacità di adattarsi viene a mancare; si ha il cedimento delle difese immunitarie e l’organismo, incapace di reagire, si indebolisce favorendo la comparsa della malattia; rappresentate per esempio, dal diabete o dell’ipertensione arteriosa (malattie psicosomatiche).

Se invece lo stress ha un’intensità sopportabile per un periodo limitato è più facile ritornare ai livelli di norma.

Cos’è l’Eustress

Eustress, stress positivo, significa letteralmente, “giusto” (eu-) stress.. Stimolo che induce l’organismo a reagire al meglio a un evento esterno.

Manuela Pompas scrive nel suo libro “Stress Malattia dell’Anima”: “Tuttavia, anche se siamo abituati a pensare allo stress in termini negativi, in realtà esso non è sempre nocivo, anzi a volte è addirittura necessario: infatti, per realizzare qualunque obiettivo occorre mettere in moto un meccanismo di azione. Questo sarà tanto più potente quanto maggiore è lo sforzo che dobbiamo fare, il quale attiva il nostro sistema biochimico e nello stesso tempo brucia l’energia che ci serve per quella situazione. In questo caso lo stress positivo (chiamato eustress o stress acuto) produce una modificazione momentanea dell’organismo, che viene ristabilizzato senza danni con il riposo o semplicemente ritornando a un comportamento normale.

Da questo punto di vista possiamo paragonarci agli atleti che, per ottenere un buon risultato e raggiungere il traguardo prefissato, qualunque esso sia, devono applicarsi al massimo, sottoponendosi con disciplina e costanza a uno sforzo continuo nel tempo”.

Cos’è il distress

Distress o stress negativo, spesso in forma cronica, che produce effetti negativi sulla psiche e sull’organismo. In italiano si utilizza solo in medicina per una particolare malattia polmonare.

Continua Manuela Pompas: “… nel caso in cui una persona si trovi in reale pericolo, per esempio in un ambiente a rischio… qui lo stato di allerta non solo è necessario, ma è addirittura indispensabile per la sopravvivenza. Tuttavia uno stato di allarme continuo abbassa le capacità di reazione e di difesa, per cui occorre modulare la nostra attenzione con le situazioni in cui ci troviamo. In caso di emergenza, è proprio lo stress che mobilita in pochi secondi le nostre difese, l’energia che serve ai nostri muscoli in una circostanza rischiosa, per affrontare il nemico o per scappare.

Tuttavia lo stato di allerta va abbandonato quando si ritorna alla norma, in un contesto pacifico, non più pericoloso. Ma non tutti sono capaci di rilassarsi quando dovrebbero. Ed ecco allora che insorge il problema. Lo stress deteriora le capacità di adattamento dell’individuo e da acuto diventa cronico (in questo caso viene chiamato distress), permanendo al di là delle condizioni di necessità, della situazione oggettiva, con un conseguente collasso delle difese immunitarie.